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Le
Origini
Periodo
di Nara
Periodo
Heian
Periodo
Muromachi
Periodo
Tokugawa
Periodo
Meiji Il
Giappone nei due conflitti mondiali Il
dopoguerra |
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Le
Origini
Secondo le
leggende tradizionali, l'Impero giapponese sarebbe stato fondato nel 660
a.C. dall'imperatore Jimmu Tenno, discendente della dea Amaterasu,
il quale istituì una
confederazione di «regni»
organizzato in clan a struttura fortemente gerarchica.
Periodo
di Nara
Uno di questi
regni, che
agli inizi del V sec. dominava la regione di Yamato, elevò il suo capo
alla dignità di Supremo Imperatore (Sumera no Mikoto) e iniziò a
costruire nella pianura di Nara uno Stato accentrato sul modello cinese.
Durante sei secoli, periodo in cui veniva introdotto il
buddhismo, si compì nell'arcipelago una rivoluzione culturale, politica
ed economica, che inserì il Giappone nella sfera di influenza cinese.
L'epoca di Nara, così chiamata dal nome della prima capitale fissa
costruita nel 710, fu caratterizzata dall'assimilazione della cultura
cinese (riforma di Taika, 646) e dalla preminenza dell'antico clan
dei Fujiwara.
Periodo
Heian
Nel 794 con il trasferimento della capitale a
Kyoto si aprì
la cosiddetta «epoca di Heian» (antico nome di Kyoto) che durò fino al
1185. Sul piano religioso si assistette alla trasformazione del buddhismo
che compenetrò sempre più la vita nazionale. Sul piano
politico alla progressiva perdita di influenza del clan Fujiwara, sancita
dalla battaglia navale di Dannoura (1185), che consacrò il trionfo della
casata dei Minamoto. Dopo la sua vittoria sul clan rivale dei Taira,
Yoritomo, capo dei Minamoto, si proclamò (1192) generalissimo (shogun)
creando così una nuova istituzione, lo shogunato, destinata a durare fino
al 1867. Egli elesse a capitale la città di Kamakura, 20 km a sud di
Yokohama, e dopo aver ripartito le province tra i suoi compagni d'armi
instaurò una vera dittatura. Dopo la morte di Yoritomo (1199) i suoi
vicari (shikken), del clan Hojo, eliminarono definitivamente i
Minamoto, sapendo conservare il potere per oltre un secolo (1200-1333),
che fu un periodo tra i più prosperi della storia giapponese. Grazie alle
energie di uno di essi, Tokimune, il Giappone riuscì a conservare la sua
indipendenza minacciata da due tentativi di invasione mongola nel 1274 e
nel 1281. Ma l'enorme sforzo finanziario compiuto nel corso della guerra
contro i Mongoli aveva rovinato le finanze dello shogun, mentre i grandi daimyo
(signori feudali) del Sud-Est manifestavano velleità di indipendenza.
Periodo
Muromachi
La crisi fu risolta nel 1338 da un uomo nuovo, Ashikaga Takauji, che si
installò a Kyoto e si proclamò shogun, iniziando il periodo detto Muromachi
(1338-1573), caratterizzato tra l'altro dai primi sbarchi di
commercianti e missionari portoghesi e spagnoli. I Giapponesi accolsero
dapprima con molto favore il cristianesimo (agli inizi del XVII sec. si
calcola che i cristiani fra la popolazione ammontassero a circa 300.000),
come pure le armi da fuoco e la tecnica militare europea.
Periodo
Tokugawa
Nella seconda
metà del XVI sec. intanto, tre guerrieri di modeste origini unificarono
il Giappone facendolo entrare in una nuova fase storica: l'epoca Tokugawa
(1600-1868). Iyeyasu, che sul finire del XVI sec. aveva realizzato
l'unità dell'arcipelago, si fece conferire dall'imperatore il titolo
ereditario di shogun (1603) e stabilì la sede del suo governo a Yedo
(l'odierna Tokyo), riducendo tutti i daimyo sotto il suo controllo. Per
quanto riguarda la politica estera lui e i suoi successori fecero di tutto
per isolare il Giappone dal resto del mondo; a partire dal 1624 decreti di
espulsione colpirono gli stranieri e il cristianesimo cessò di esistere
come religione organizzata.
Periodo
Meiji
Nel corso del XIX sec. si svilupparono le
contraddizioni interne che resero possibile la trasformazione del Giappone
in uno Stato moderno e l'abolizione del dualismo di imperatore e shogun. A
partire dal 1825, inoltre, le potenze occidentali esercitarono sul paese
la loro crescente pressione: la prima mossa in questo senso ebbe luogo nel
1853, quando il comandante americano Matthew Perry, violando i divieti,
entrò con le sue navi nella baia di Yedo e l'anno successivo impose allo
shogun l'apertura di due porti per il rifornimento delle navi americane.
Di fronte ai mezzi militari degli Occidentali, l'impotenza del governo
shogunale divenne palese: il 9 novembre 1867 Yoshinobu, ultimo degli
shogun Tokugawa, si piegò senza tentar di resistere e rimise tutti i
poteri all'imperatore Mutsuhito (Meiji) allora quindicenne. L'inizio
dell'era Meiji (1868-1912) fu contrassegnato da due avvenimenti
importanti:
- il trasferimento dell'imperatore nell'antica capitale
shogunale di Yedo, ribatezzata in quell'occasione Tokyo («capitale
dell'Est», per distinguerla da Kyoto, l'antica capitale imperiale);
- l'emanazione di un
editto imperiale (1868) che preannunciava
l'abolizione del feudalesimo, la modernizzazione economica e
amministrativa del paese, la creazione di assemblee consultive destinate a
rappresentare la pubblica opinione.
In politica estera il primo obiettivo
dei capi dell'era Meiji fu quello di ottenere l'uguaglianza sul piano
diplomatico con gli stranieri e l'abolizione dei trattati firmati dai
Tokugawa dopo il 1853. Dopo una serie di rapide vittorie, in più, con il
trattato di Shimonoseki (1895) il Giappone ottenne dalla Cina l'isola di
Formosa, le Pescadores e l'affitto della penisola del Liao-tung. Più
tardi il Giappone intervenne a fianco degli Occidentali nella guerra
cosiddetta dei boxers (1900) e concluse nel 1902 un trattato che gli
assicurò libertà di azione in Manciuria. In seguito alla guerra
russo-giapponese ottenne il protettorato su Manciuria e Corea. Nel 1912,
alla morte di Mutsuhito, l'era Meiji ufficialmente era chiusa, ma non
certo quella dell'espansione nipponica che continuò anche con il
successivo imperatore Yoshihito (1912-1926).
Il
Giappone nei due conflitti mondiali
Quando nel 1914 scoppiò la
prima guerra mondiale, il governo di Tokyo decise di schierarsi a fianco
degli alleati con l'obiettivo immediato di impadronirsi dei possedimenti
tedeschi in Cina e nel Pacifico. Nel marzo del 1932 la Manciuria fu
proclamata Stato indipendente con il nome di Manchu-kuo: in realtà essa
era diventata una colonia giapponese sottoposta all'esclusivo controllo
dell'esercito e del nuovo imperatore Hirohito, salito al trono nel 1926.
L'adesione del Giappone al patto tripartito (1940), decisa con molta
esitazione, e la sua richiesta di basi militari in Indocina, non potevano
non preludere, presto o tardi, a un'entrata nel conflitto a fianco della
Germania e dell'Italia: il 7 dicembre 1941, senza dichiarazione di guerra,
le forze aeree della marina giapponese attaccarono proditoriamente la base
americana di Pearl Harbor, dopo di che la marina giapponese si assicurò
il possesso dell'isola di Guam, di Wake e dell'arcipelago delle Aleutine,
mentre venivano effettuati sbarchi a Hong-Kong, nelle Filippine e nella
penisola di Malacca. La battaglia navale del mar dei Coralli (4-8 maggio
1942) inflisse un primo duro colpo alla flotta nipponica e cominciò a far
pendere la bilancia a favore degli Alleati: nell'aprile 1945, allorché
ogni speranza in un esito favorevole del conflitto pareva perduta, a capo
del governo fu posto l'anziano ammiraglio Suzuki, considerato più
moderato dei predecessori. Il bombardamento atomico di Hiroshima e di
Nagasaki (6 e 8 agosto 1945) evitò agli Alleati di dover sbarcare sul
territorio metropolitano che l'esercito giapponese sembrava deciso a
difendere fino all'ultimo.
Il
dopoguerra
Nella prima fase dell'occupazione americana
fino al 1948, il Giappone, che aveva perduto tutti i territori non
metropolitani e l'autonomia politica interna, dovette adottare una nuova
costituzione che trasformava lo Stato in una monarchia costituzionale,
sotto il controllo di un parlamento di tipo britannico. Solo il trattato
di San Francisco (8 settembre 1951), firmato con gli Alleati, entrato in
vigore il 28 aprile 1952, restituiva al Giappone la sua sovranità,
consentendogli di rimettere in piedi una forza militare di polizia. Nel
1954 fu firmato a Tokyo un accordo nippo-americano di assistenza e di
difesa reciproche.
Bibliografia:
sito di cultura nipponica www.ingiappone.com
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